My experience in...

Emergenza Scabbia: ve lo avevamo detto.


Cosa c’è di più antipatico di chi sostiene con trionfo “noi lo avevamo detto”?

E noi, infatti, da brave cittadine italiane, a fronte delle notizie provenienti da ospedali, scuole e uffici pubblici ci è venuta voglia di andare a ricercare tutti i momenti in cui lo… “avevamo detto”. In cui avevamo detto che di questo passo la città, poi la regione e ora persino il paese sarebbe stato facile preda delle epidemie e delle malattie visto il livello di sporcizia, visti gli accampamenti dovunque, vista l’allarme profughi, vista la quantità spropositata di roulotte, camper, campeggi, tende per fino nelle aree più centrali di molte città. Viste le precarie misure d’igiene ovunque, viste le precarie conoscenze (o forse perché non possono ammetterlo) dinanzi ai sempre più frequenti casi di scabbia, dozzine di favelas, baraccopoli, bidonville che costellano le periferie, ma che interessano anche angoli del centro. Noi abbiamo più volte avvisato. E l’allarme è ancora silente.

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Già a maggio del corrente anno si cominciò a sentire nell’aria la parola “scabbia”. Allora erano ancora contati I casi di persone afflitte da questa infestazione contagiosa. Lo scorso agosto toccò a una donna a Busto, in provincia di Varese. Ma continuiamo con i conti. 30 persone a Lecco.

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Altrettanti infestato a Piazza Armerina, Pisa, Roma.Con un’indagine continuano ad apparire i casi di scabbia e di “infestazioni alla pelle ancora non classificate” che ben volentieri si accostano alla stessa epidemia.

Chi sono gli afflitti? Persone comuni? Chi passeggia per strada o prende la metro? Purtroppo no, l’epidemia sembra essere sorta principalmente in ospedali, scuole e persino tra i vigili del fuoco. E nessuno ne parla, nessuno lancia un’allerta sanitaria a livello nazionale.

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Eppure i protocolli sembrano chiari: è un parassita, non è un’epidemia (così dicono i medici di famiglia alle ripetute richieste di utenti disperati), igiene, cura topica (con creme sull’epidermide, sulla cute infetta di questi “poveri” e derelitti).

Peccato che questi “poveri e derelitti” non sono nè poveri nè derelitti. Anche se fanno presto a diventarlo.

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Abbiamo visto scabbia in pubblici ufficiali in servizio (Poliziotti, Vigili urbani, medici, controllori ecc..) e tutti in silenzio si cercavano di grattare poco, non visti.

Ma le macchie sulla pelle sono chiare e se è così comune come pensiamo, come VEDIAMO, come ci dicono netturbini alle prese con un’ondata senza precedenti di “materassi buttati, nuovi!! è incredibile”… se appunto è davvero un’ondata di nuovi casi sempre crescente, perchè allora non trattarla come un’allerta sanitaria che si rispetti?

L’allarme arriva non da Medici Senza Frontiere, una delle maggiori ong del settore medico ma dai singoli individui che riscontrano sintomi e si dirigono presso uffici pubblici, comunali, ospedali.

Possiamo azzardare la colpa al gran numero d’immigrati che lasciano le coste libiche alla volta della Sicilia e che hanno vissuto in “condizioni igieniche molto precarie”, con diversi casi di malattie “tipo scabbia”, e questa è solo una delle lotte contro i fantasmi che prendono la forma di parole, post e commenti privi di ogni fondamento. Una collezione di bufale sugli immigrati che rivela una spaventosa ignoranza sul fenomeno. Il silenziono problema scabbia é affibbiato agli immigrant, di cui la maggior parte non vuole nemmeno stare in Italia ma proseguire verso nord. Non é vero il fatto che vengono o restano tutti da noi. In Italia vivono circa 5 milioni di stranieri, l’8 per cento della popolazione. Si tratta di una presenza limitata rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale. Tra l’altro la maggior parte dei migranti arriva in Europa via terra o via aereo. L’arrivo sui cosiddetti barconi ottiene una copertura mediatica smisurata istanti dopo il momento di sbarco, restituendo l’idea che tutti i migranti si spostino così.

Quindi, cosí com’é ovvia la comprensione del problema, la Scabbia poi non è nemmeno un’infezione così rara, sconosciuta, pericolosa e si può curare e prevenire con delle semplici regole igieniche e con i trattamenti del caso. Non è affatto “riportata in Italia” dai migranti. Risulta assai difficile, se non impossibile, che i casi riscontrati negli asili abbiano a che vedere con i centri di accoglienza dei profughi.

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Quando capisci che l’Italia è un paese dove la sanità e la salute del cittadino diventano oggetto di poca importanza, quando le persone che dovrebbero incarnare con prudenza il ruolo di rappresentanti delle istituzioni pubbliche e pretendono di rimanere muti o di minimizzare il problema per ignoranza o paura, insomma, quando il governo tace su una questione che già da mesi sta prendendo una piega spaventosa.

Ma perché si tace su questo?

Forse perché in Italia ormai la parola “allarme” non allarma più nessuno.

Fatto sta che i casi di contagio di scabbia sono in aumento e più ne appaiono più si tace sulla faccenda.

O forse perché si pensa sia il problema di uno o due persone affette dall’infezione.

Ahimè non si tratta poi di un’emergenza scatenata da uno o due zozzoni ma bensí un problema di tutti, ricchi, poveri, cittadini e ufficiali pubblici. La situazione sta prendendo pieghe spaventose, e piú fa paura e meno se ne vuole parlare.

Tacere non è mai la soluzione e prima che la scabbia diventi una pandemia del Bel Paese dobbiamo mettere luce su questo con la speranza che si profilino cure gratuite e garantite a tutti. Per cittadini e dipendenti pubblici.

Garantire la gratuità delle cure per tutti coloro che manifestano i sintomi è il primo passo per debellare il continuo ripetersi della parassitosi nelle nostre case, scuole, nelle nostre vite.

Passarsi una mano sulla coscienza e cercare di capire se davvero le carceri libiche pullulino di questa arma biologica è il secondo.

Non chiudere gli occhi sul problema e non stigmatizzare chi vorrebbe provare ad arginare il problema è il terzo.

Avremo sufficiente coraggio di affrontare il problema sanitario (e sociale) che è la scabbia oggi? O preferiremo fare finta di nulla?
“Arriva sempre il momento in cui non c’è altro da fare che rischiare”, da Cecità, di Jose Saramago.

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